
da Baudelaire, lo struzzo metafisico
Beh sì, insomma, ecco… mah… Non so neanche se scrivere questo post e cosa scriverci.
Cioè insomma, cose da scriverci ce ne sarebbero a bizzeffe partendo da quella vignetta lì.
Ma riuscirei a dire qualcosa che non sarebbe assolutamente inutile e superfluo?
Qualcosa che non avete già pensato appena l’avete letta?
Non so, credo che saprei scrivere solo una barcata di inutilezze (si può dire inutilezze? eh? si può dire? mboh, io lo dico eh…) e luoghi comuni che invece assolutamente non voglio scrivere, visto che si stava meglio quando si stava peggio.
Quello che però mi piacerebbe fare è chiedere a tanti che ci sono “in giro” cosa ne pensano della vignetta e sapere cosa ne pensano (ma cosa pensano davvero) e se per loro è più real la loro real life o la loro second life (escluso il gioco in se, ma detta in generale riferita ad internet ecc).
Sinceramente non so.. A me sembrano abbastanza reali tutte e due, sarò malato?
P.S.: Sì beh, qualcuno potrà opinare che nella vita vera non ci sono troll e pazzi psicotici che tentano di renderti la vita un inferno.
Ma se veramente non ci fossero, perché avrei mai dovuto fare una lista di sfanculamenti simili l’altro giorno? Continuo a pensare che qui sia maledettamente reale, accipigna.
P.P.S.: Rileggendo non riesco a capire se ho davvero detto una barca di cose inutili o meno.
(Ecco, già il fatto che io abbia -impulsivamente- scritto “detto” invece che “scritto” fa capire come io scriva come se tutto fosse vero… Oh, ma che faccio? mi psicanalizzo da solo? Mamma mamma, ora diventa un post tipo quelli dei bloggher 15enni che riempono di nulla internet… meglio smettere, neanche rileggo che è meglio, ciao và. aggià, devo chiudere parentesi, ecco, ciao.)
P.P.P.S.: E’ una droga, non riesco a smettere di scrivere, cribbio! no vabbè, è che sta skin qua mi sbarella pure l’immagine nel post, lo so e non serve che me lo segnalate (come dirvi di non pensare all’elefante…) e la cambierò presto. ok? bene, ciao eh cambiata, grazie sintesi.

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Mah.
Si, e’ reale. C’e’ solo una mediazione in piu’ in mezzo. Ma d’altra parte pure la vita “reale” e’ mediata, fosse anche solo dal linguaggio.
E poi… considerare la “second life” non reale significherebbe assimilarla a un videogioco; pero’ dall’altra parte del monitor ci sono persone vere, in carne e ossa e, insomma, meglio ricordarselo.
vista la quantità di troll e fake che fioriscono ultimamente pare che in tanti non se lo ricordino però
Si, pensavo anche a questo, ma ho tagliato corto per amor di brevita’.
In effetti quelli che giocano cosi’ con la rete sembrano percepirla soltanto come un gioco, appunto. Lo schema mentale e’ quello di chi cerca di prendere la bandiera (Unreal T., tipo) o di manipolare le “vite” altrui per ottenere un risultato specifico (Sims, etc). Non capisco bene se questa forma mentis sia frutto dell’abitudine ai videogiochi e alla realta’ virtuale, di un’alienazione che viene da piu’ lontano (individualismo sempre piu’ esasperato, che alla fine toglie importanza all’”Altro”) o di inclinazioni personali. Magari di tutte queste cose assieme. E magari e’ meglio che la pianti qui, senno’ finisco per scivere un trattato pseudo-sociologico.
Ogni tanto mi fai paura XD
Non ho ben capito cosa intendevi con l’esempio della bandierina di unreal, chi sarebbe la bandiera?
Ogni tanto mi faccio paura da sola. °_°
Presente “cattura la bandiera” in unreal? Lo schema e’ quello di acchiappare la bandiera della squadra avversaria, mentre si difende la propria. Lo intendevo in senso traslato, come “segnare il punto” sull’avversario, o sulla squadra avversaria in caso di “branchi”. Ovviamente dimenticando che si ha a che fare con persone vere.
sìsì, il gioco l’ho ben presente, non capivo il resto però xD
questi più che come squadre però pare amino l’uno contro tutti
Pensavo anche a situazioni come i ng, vedi idm, in cui tendono a formarsi due “squadre”, in cui l’una cerca di “segnare il punto” sull’altra e il successo di un singolo viene contato come successo della squadra.
ah sì, quello sì, ma credo che questo antagonismo e tendenza a raggrupparsi sia proprio nella natura umana, anche al di fuori di internet