Un vecchio post… mai finito e mai pubblicato. Non credo ne avrò più la voglia, ma mi piace come l’avevo scritto, quindi lo pubblico così.

E’ sabato 11 ottobre. Sono le 15.56. Entro 4 minuti devo essere dal lato opposto della metro, timbrare e salire in reparto. Non ho ancora bevuto il caffè.
Vabbè, metto la chiavetta nella macchinetta, premo il pulsante per aumentare lo zucchero e scelgo la bevanda 14. Caffè macchiato.
La mia collega mi dice di sbrigarmi… uff… non mi scompongo e andando verso l’uscita e poi l’altra entrata bevo il caffè. Se uno dei capi m’avesse visto mentre mi aggiro fuori dal negozio col camice addosso ed un caffè in mano ora sarei disoccupato, ma non è successo. Purtroppo.
Arriviamo all’entrata, faccio l’ultimo sorso -la mia collega intanto m’ha lasciato indietro per timbrare in tempo- bevo anche tutta la schiuma, butto il bicchiere e vado a timbrare. 15.59.
Saliamo in reparto. Qualcosa non va. Mi guardo attorno e trovo mobili per aria, clienti impazziti, dipendenti nel panico… ed il riscaldamento acceso. Supero una serie di tedeschi, che cercano di conversare con il collega indiano -indiano d’america- dell’abbigliamento, camminandogli sui Lederhosen ed arrivo al mio bancone. Trovo tutti senza camice -cosa che potrebbe costare il licenziamento, sia chiaro-. Stupito dalla visione esordisco con un Fontecedrico “Ma qui è california! Ragazze con bikini! Còòsmico.” dagli sguardi degli altri comprendo che non hanno colto la citazione. O cercano le ragazze in bikini… difficile dirlo.
11 Ottobre, 16.01, 26°C e spicci. Passi il reparto sottosopra a causa della ristrutturazione ed i clienti che girano in tondo negli spazi vuoti da giorni, ma il riscaldamento no!

Scusi! – Ah, sì, mi dica pure! – Scusi, guardi… le faccio vedere una cosa – – Qui siamo alla Metro – – ci sono tante cose – – ci sono gli scaffali – – le corsie – – qua le cartucce – – qua i televisori – esatto – e qui le batterie – stupefacente – e qui però..ah.
E qui il gentile signore vede la (presumo) moglie che sventola una batteria ricaricabile, quindi esclama “eh! a forza di guardare le abbiamo trovate!” – stupefacente vero? – Eheh.. sì beh, se ha bisgogno mi chiami pure! – sì… me ne ricorderò.. grazie… – Perché noi ai clienti ci teniamo! – ehehe… sì… giusto… ora vado di là che mi chiamano eh? Arrivederci… -

[Capisco possa sembrare assurdo, ma quello scritto in corsivo sono io, mentre quello normale scritto non in corsivo è il cretino cliente...]

Me ne vado un po’ perplesso, decido che sistemare i cd nel banco sia la cosa migliore. Così anche se suona il telefono di là posso dire che non lo sento e quello del reparto Tv non squilla praticamente mai, praticamente nessuno conosce l’esistenza del numero interno 567 potrebbero anche toglierlDRIIIIIIIIIIN -mapporc- Vabbè.. e rispondiamo.. “Computer.” (è la forza dell’abitudine, sono abituato a rispondere di là e non mi viene istintivo dire “Tivvù“, comunque dall’altro capo del telefono decidono di urlare “Sìììììììììììììììììììììììì?!?” (legge di compensazione cosmica, io ne avevo detti troppi al cliente di prima) che mi fa perdere tre dozzine di decibel di udito.
Sorvoliamo sul fatto che sia lei a dire “sì?” attendendo risposta quando è stata lei a chiamare. Io ed il mio udito ci riprendiamo e lei decide di recuperare il tempo perso in attesa sparando a raffica un “cinqueseisetteallortofruttanonccènnessuno” – Rallenty: “567, all’ortofrutta non c’è nessuno” – per qualche decimo di secondo macino l’informazione e tento di comprenderne il senso, non cedo alla tentazione di rispondere “166 gli autoaccessori sono affollati” e mi limito ad un laconico “Beh, mi dispiace, ma qua sono i Tv…” – “ah… ok. Click tuu tuu tuu tuu “… Mah?

quel giorno ne erano successe di tutti i colori, ma ho trascritto solo queste poche cose…

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Addio, Richard.

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Zauker

Zauker

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Viste le notevoli pressioni psicologiche che subìsco quotidianamente per il blog, ecco un aggiornamento.
Stavo vagando senza meta sulla mia pantagruelica bici cromata (la mia Heavy Metal Thunder) quando, in mezzo ai campi di pomi, vedo una casetta di lamiera, con il simbolo della provincia e la scritta “Stazione di misura inqu….” il resto non ho fatto in tempo a leggerlo perché andavo veloce. Faccio qualche decina di metri, il mio neurone (che quando vado in bici metto in standby) si attiva e comprendo di essere Carla Fracci. Attivo anche il secondo neurone e capisco invece di passato davanti ad una stazione di controllo dell’inquinamento. In mezzo ai campi. Sia mai che i pomi decidano di comprarsi il motorino ed inizino ad inquinare…

Ma così non rende bene l’idea, ho fatto qualche foto.

Ecco, la vedete la terzultima foto? Sì? Bravi! Così vi voglio, sempre attenti; ora più difficile: lo vedente quel puntino in fondo alla strada? Sì? Bene! Oggi siete proprio svegli! Ebbene, quello è un ciclista (qui dite “oooooh!” tutti stupiti, mi raccomando), che sta sulla ciclabile che è accanto alla strada statale. Sì insomma, la strada trafficata è lì, in fondo. La stazione di controllo è là, dove ho fatto le foto (foto scattate anche tutt’intorno per farvi capire quanto possa essere alta la concentrazione di smog lì in mezzo…). Poi fanno la media con la centralina che è messa in città e dichiarano quello come valore ufficiale per il controllo dello smog.
Nulla di nuovo, nessuna scoperta eccezionale del sottoscritto vostro affezionatissimo; che quella centralina fosse lì giò lo si sapeva, ma il trovarmi proprio davanti lì, e vedere attorno solo alberi e le macchine laggiù in fondo… Beh, m’è venuto proprio da ridere, anzi, da ghignare…

PS. Le ultime due foto non è proprio lì dove c’è la centralina, ma sono fatte un chilometrino più avanti, solo che mi piacevano e le ho messe su. (In realtà le ho selezionate a caso e non ho voglia di cancellarle.)

Pace amore e rock’n'roll.

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In questo periodo nei blog impazzano i premi dati da un utente all’altro in cambio di inutili link per tentare vanamente di aumentarsi il pagerank.

Io credo di essere l’unico titolare di un blog che non ha ricevuto (a buona ragione) neanche un mezzo premio e viene pure deriso dagli altri, e questo non posso sopportarlo. Ho quindi deciso di creare un premio tutto mio che regalerò a voialtri esseri inferiori: il Nessun Premio.

Le regole sono semplici, chiunque riceva Nessun Premio deve dedicargli un post, una categoria del blog, un link nel blogroll, un banner, reinviarlo ad altri 50 Blog che considerate inutili, intelligentissimi o tristemente privi di premi e darmi il numero della vostra carta di credito.

Per la nostra gioia ecco il Logo:
Il Logo di Nessun Premio!

Ed ecco il Banner con cui potrete rendere il vostro blog assolutamente irresistibile all’altro sesso:
Il Banner di Nessun Premio!

I vincitori del mio premio sono:
La Uppa: Perché è l’unica che mi legge
Il Mattioli2: Perché sono ancora entusiasta di aver dialogato con lui tramite il suo sito spacciandomi per Giovanni l’Iidropulitrice Onnivora
ed Albo: perché aveva pubblicato il mio bellissimo Cosplay di Robocop (non so di cosa sto parlando, sono parole a caso.)

ah sì, come fanno quelli fighi: ecco i codici del logo e del banner!
Prima il gioioso codice del logo:
<a href="http://boico.proximaera.com/blog/2008/06/16/nessun-premio/"><img class="alignnone" src="http://img293.imageshack.us/img293/3798/nessunpremiojc7.gif" alt="Il Logo di Nessun Premio!" />

Ed ora il pantagruelico codice del banner:
<a href="http://boico.proximaera.com/blog/2008/06/16/nessun-premio/"><img class="alignnone" src="http://img181.imageshack.us/img181/9397/nessunpremiobannercy2.gif" alt="Il Banner di Nessun Premio!" />

Alla prossima iniziativa inutile che non verrà seguita da nessuno!

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